ACSSIA

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ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO - (ONLUS)
 Associazione socio culturale di solidarietà a favore degli "indios-indiani" d'America
 

Informazioni sull'evoluzione della cultura nativa nelle Americhe

A cura del Dott. Gattini Federico
Archeologo e Antropologo
Centro Studi e Ricerche EOS
 


L’Identità della Cultura dei Nativi delle Americhe

     Il popolamento del continente America è a tutt’oggi un enigma per lo più insoluto.
Le uniche certezze che la scienza può dare sono che questo evento della preistoria avvenne per opera dell’Uomo cosiddetto anatomicamente moderno, Homo sapiens sapiens e che costui sia passato per l’odierno Stretto di Bering, muovendosi e cacciando su quel vasto territorio che durante la glaciazione univa l’Asia Nord Orientale all’America Nord Occidentale, la Ciukotka all’Alaska, oggi in gran parte sommerso dal mare ma allora coperto di vegetazione, largo fino a 1500 km e popolato da animali di diversi generi.   

       Fino ad oggi, nessun reperto umano è stato trovato che si possa attribuire a forme umane in evoluzione: prima dell’ingresso dell’Homo sapiens nelle Americhe, queste terre erano totalmente prive di uomini. Le dimensioni dell’Oceano Pacifico inoltre sono tali che, se eventualmente fosse giunto qualche uomo in America via mare, ciò può essere avvenuto solo navigando sotto costa e con piccole imbarcazioni più simili a canoe che ad altro, ma comunque solo dal Nord dato che solo lì sarebbe stata possibile tale impresa per degli uomini della Preistoria.

 

      E’ senz’altro certo poi, che i cacciatori del Paleolitico Superiore che iniziarono il popolamento erano genti dell’Asia settentrionale, come ci dimostrano le evidenti somiglianze esteriori tra i Nativi americani e i Nativi siberiani. Ma al di là di queste poche certezze che si avvalgono solo di qualche dato archeologico e antropologico e di semplici osservazioni geografiche unite alla logica, tutto ciò che potrebbe aiutare a completare il quadro di questo evento, come per esempio la precisa area di provenienza asiatica dei primi gruppi, la loro densità demografica, l’epoca in cui avvennero questi spostamenti, se vi sia stato o meno qualche evento climatico che possa aver spinto l’uomo verso altre mete, poi ancora quale fu la strada che percorse una volta nel Nord America, se sia passato per la costa, oppure per le pianure dell'odierno Canada, quanto abbia impiegato per giungere fino in Sud America, le domande, insomma, che si rendono necessarie per una ricostruzione affidabile, restano ancora senza risposta.

       Comunque sia, il primo ingresso dell’uomo sembra molto antico: basandosi su dei siti archeologici dai quali si sono ottenute datazioni, le più antiche testimonianze sono due insediamenti, uno nel Nord America, Pendejo Cave, l’altro in Brasile, Pedra Furada, con delle date che si collocano intorno ai 35.000 anni fa, ma sono così isolati nel tempo e nello spazio che, seppur scientificamente affidabili, non  consentono di parlare di “popolamento”; vale a dire che, seppure non siano costituiti da un solo strato, da una sola data, seppure quindi ci parlino di una presenza umana nel continente che è già attestata in un tempo così antico, non avendo trovato l’archeologia nulla che con certezza possa collocarsi nei molti millenni successivi, più che di “popolamento” è meglio parlare di “presenza”, dato che non possiamo escludere che quelle famiglie che occupavano quei siti si siano estinte per esempio per una epidemia, per una carestia o cos’altro.

              Nel Cile meridionale, in località Monte Verde, venne rinvenuto un sito archeologico molto ben conservato, con fondi di capanna, resti di focolare, strumenti in pietra, un vero e proprio accampamento di cacciatori con delle date intorno ai 13.500 anni fa, che sembra essere tra i migliori candidati a testimoniare un effettivo ed avvenuto popolamento, dato che nel Nord America, precisamente nell’area subartica dell’Alaska, sui Monti Brooks, esistono ritrovamenti archeologici datati a 15.000 anni fa, oltre ad una serie di altri e numerosi siti scavati con metodi moderni ed affidabili, sparsi su tutte le Americhe i quali ci confermano che almeno a partire da 16-15.000 anni fa il popolamento propriamente detto aveva avuto luogo.

 

       Fra le testimonianze più famose della presenza umana in Nord America ci sono senz’altro i siti di Clovis e Folsom, negli odierni Stati Uniti, datati 11.000 anni circa, ampiamente diffusi sul territorio statunitense, testimoni di una omogeneità culturale dei primi abitanti del Nuovo Mondo. Una omogeneità intuibile anche da alcune considerazioni sul fenomeno del popolamento in sé, il quale si suppone sia avvenuto da parte di alcune etnie di cacciatori del Paleolitico Superiore, composte da qualche migliaio di individui che non avevano la consapevolezza di “migrare”, bensì si muovevano con le modalità tipiche delle popolazioni ad economia di caccia e raccolta, su territori disabitati e con fauna e flora in abbondanza.

 

       Si pensa che ciò sia avvenuto ad opera di genti forse imparentate tra loro per sangue, linguaggio e usanze, tenendo presente che la quasi totalità dei Nativi d’America ha il sangue di gruppo 0, che vi sono dei membri di etnie della Terra del Fuoco che somigliano sorprendentemente a gente di etnie del Nord, che si ritrovano nelle tradizioni religiose alcune radici linguistiche, se non parole intere, molto simili e veicolanti lo stesso significato, a distanza non solo di migliaia di chilometri ma anche a notevoli distanze culturali, per esempio tra cacciatori degli odierni Canada, U.S.A. e civiltà urbane come i Toltechi del Messico o gli Inca  del Perù. 

 

      Vediamo, per esempio, la più palese di queste somiglianze nella parola wakan o huacan ad indicare ciò che è sacro, che appartiene al divino: ritroviamo questa parola tra i Cree, nel composto mitunsaawaakan, che significa scapulimanzia, l’arte di predire il futuro bruciando scapole di animali, poi ancora in uwiicewaakan, che  allude ad un legame soprannaturale che possiedono certi cacciatori con una specie animale, una specie di amicizia, che permette loro di abbattere molte prede di quella specie; oppure il bisonte, tatanka, fonte di sostentamento per quel popolo diviso in tre grandi gruppi Lakota, Dakota e Nakota (che noi impropriamente chiamiamo Sioux) e che nella sua versione mitologica, religiosa viene chiamato Wakan tanka Spingendoci più a Sud conosciamo una delle città più famose del Messico precolombiano, Teotihuacan, dove sorse uno dei più importanti e complessi sistemi di pensiero religioso delle Americhe; poi ancora una delle prime città conquistate dagli Aztechi durante la loro espansione nella Valle di Mexico fu Coaxtlihuacan. In Sud America, tra i popoli parlanti quechua, la lingua dell’Impero Inca, troviamo la parola huaca, che indica luoghi sacri, caratteristiche del paesaggio ritenute detentrici di una qualità soprannaturale, come montagne, colline, rocce; la grande piazza della capitale Inca, Cuzco, si chiamava Huacapata.

 

    Passarono i millenni, cambiarono gli ambienti, dalla fine della glaciazione 12.000 anni fa, i gruppi umani che entrarono nelle Americhe aumentarono la popolazione e si diffusero lentamente in ogni angolo, si adattarono nel corso delle generazioni alle condizioni ambientali che incontrarono, molti rimasero cacciatori raccoglitori, altri divennero agricoltori, altri praticarono economie miste, formarono entità politiche tribali e statali, svilupparono sistemi di pensiero, mitologie, ebbero eroi fondatori e civilizzatori, idearono sistemi di scrittura e di calcolo matematico, conobbero l’astronomia, costruirono tumuli funerari per i loro capi, piramidi per gli dèi e città per gli uomini che si governavano con le leggi, come avvenne in molte altre parti del mondo.

 

   Nel Nord America, gli europei che si chiedevano se questi uomini così diversi da loro avessero una qualche idea di civiltà, incontrarono la Lega degli Irochesi, un popolo fiero ed intraprendente che sviluppò una confederazione di tribù il cui dominio in larghezza si stendeva dalla costa orientale ai Grandi Laghi compresi e da questi fino agli odierni Kentucky e Virginia. Confederazione retta da un insieme di codici mai scritti ma fedelmente trasmessi oralmente, da legami di parentela e di commercio, con consigli tribali periodici, dove si esaminavano questioni legali, economiche e militari, dove tutti erano ascoltati e nessuno privilegiato, fondandosi su dei principi di partecipazione democratica alcuni dei quali vennero fatti propri da coloro che scrissero la costituzione degli U.S.A., all’indomani dell’indipendenza delle colonie dalla Gran Bretagna.

 

   Nell’America centrale, sappiamo tutti che nacquero alcuni fra i grandi regni e imperi del Nuovo Mondo. Olmechi, Maya, Toltechi e Aztechi sono certamente i più famosi: i primi hanno dato le forme e i simboli a tutti quelli che sono venuti in seguito, al punto da essere considerati “cultura orizzonte”, ossia cultura ad ampia diffusione e durata, la quale ha rappresentato il nascere di una tradizione comune a tutto il Centro America, dalla quale sono fioriti i Maya, affascinanti e misteriosi, dei quali ancora molto deve essere compreso, dai quali le ultime due grandi culture, Toltechi e Aztechi hanno ereditato tradizioni, culti, cosmologie e cosmogonie che sono giunti fino a noi, seppure frammentate e scomposte dalla brutale conquista spagnola e dall’opera di annientamento ideologico voluta dalla Chiesa che santificava questi massacri di uomini e di tradizioni.

   Nel Sud America, fiorirono altri grandi regni e imperi sulla costa pacifica e sulle Cordigliera delle Ande, mentre nella immensa Amazzonia migliaia di piccoli popoli, cacciatori e agricoltori, vivevano in armonia con un ambiente che a noi sembra ostile e impenetrabile, mentre per loro era ed è ancora oggi fonte di ogni cibo, medicina e benessere materiale e spirituale. Sulla costa pacifica il Perù detiene certamente il primato, con le culture Moche, Nazca-Paracas, Chimù, mentre sulla Cordigliera, Chavin de Huantar, Huari-Tiahuanaco e Inca sono stati certamente i maggiori esponenti.

 

Chavin de Huantar, nella Valle di Huaylas, fu il primo grande sorgere di una struttura statuale nelle Ande e la si potrebbe paragonare, per l’importanza che ebbero in seguito le forme e le espressioni simboliche che vi si incontrano, alla cultura orizzonte olmeca del Messico.

 

I Moche, o Mochica, costituirono un grande regno nel territorio delle città odierne di Lambayeque e Trujillo, con piramidi, templi, complessi sistemi di irrigazione e coltivazione. A Sipàn è stata rinvenuta una delle sepolture più ricche ed elaborate del Sud America: un sovrano Moche accompagnato nell’altra vita da mogli, servi e guerrieri oltre ad un corredo splendido di oro, giada e preziosi di ogni genere. Artisti e artigiani di grande pregio, i Moche si spinsero anche nella Cordigliera, intessendo rapporti commerciali con le popolazioni delle Ande per ottenere i prodotti dell’Amazzonia che gli andini ottenevano scambiando i loro beni con le tribù della foresta.

 

Al Sud, la cultura Nazca ancora ci sorprende con le ben note ed ancora misteriose linee e figure tracciate nel deserto costiero, poco più a sud della zona dove si trovano le necropoli Paracas, ove vennero rinvenuti esempi di tessitura fra i più belli al mondo.

 

Costruttori di città, allevatori e agricoltori, le genti Huari-Tiahuanaco fondarono una cultura di tipo statale, che si diffuse ampiamente nella Cordigliera andina, con due centri importanti: Huari nella Valle di Ayacucho e Tiahuanaco nei pressi del lago Titicaca. Conosciuta poco e solo archeologicamente, viene tuttavia considerata un momento importante nello sviluppo storico delle Ande.

 

Lo Stato di Chimor o Chimù, come lo chiamavano gli Inca, si estendeva sulla costa peruviana da Tumbes, presso il confine con l’Ecuador, fino a Paramonga, 900 km. più a sud, ampliando quindi il territorio che fu dei Moche. Potenziarono i sistemi d’irrigazione, dai quali dipendevano totalmente; la loro città maggiore, Chan Chan, nella Valle del Moche, seppure al tempo della conquista spagnola era caduta sotto il controllo incaico, rappresentava ancora il centro più importante della costa e contava quasi 100.000 abitanti.

 

 

L’Impero Inca è certamente la massima espressione dello stato centralizzato dell’antica America. In circa 30 anni passarono dalla condizione di piccola tribù allo stato di conquistatori e signori di un impero internazionale, che alla vigilia dell’arrivo degli spagnoli comprendeva gran parte dell’odierno Ecuador, quasi tutto il Perù, vaste aree della Bolivia e altre minori dell’Argentina e del Cile. Con un sistema di strade paragonabile solo a quello dell’Impero di Roma, gli uomini si muovevano in ogni direzione secondo quanto stabilito dall’autorità centrale del Cuzco, portando merci della costa sulle montagne e viceversa e nulla mancava nei mercati.

 

Il vivere comune era regolato da tre semplici comandamenti: non oziare, non mentire, non rubare. Maestri nel saper gestire le risorse ambientali ed umane, pianificatori e organizzatori, gli Inca rappresentano certamente uno dei migliori esempi di stato sociale della storia dell’Umanità intera.

 

Dopo aver fatto questo breve excursus storico, è doveroso concludere con delle considerazioni che introducano al messaggio di Ichu, contenuto nelle pagine dei suoi scritti.

 

 Abbiamo visto come le Americhe siano state popolate da piccoli gruppi umani che si sono moltiplicati, si sono spostati in quei territori disabitati verso tutte le direzioni, si sono stabiliti dov’era più opportuno e hanno dato vita a comunità umane più o meno numerose, più o meno complesse politicamente, hanno insomma dato il via a uno spettro di culture decisamente multicolore.

 

 Ma ciò che ci deve restare ben presente alla coscienza è che in queste culture multiformi vi erano dei valori basilari che appartengono alla razza umana in quanto tale, che risiedono nel più profondo della nostra esperienza di vita e di genere umano, vale a dire il rispetto per la dignità dell’individuo, per le sue aspirazioni di vita, per il suo credo, quale esso sia; l’amore per la Natura, la Grande Madre Terra; la consapevolezza che la propria libertà finisce dove inizia quella di un altro e via discorrendo.

 

E il colto Occidente, con le contraddizioni che lo caratterizzano, guarda a questa eredità culturale con ammirazione e stima, ritenendo che dai nativi americani si possa imparare molto, che loro hanno subìto somme ingiustizie ma grazie a questa “maturità intellettuale” che li rende forti,  non si sono lasciati corrompere, insomma tanti bei discorsi da “salotto bene”, a casa o in televisione, che però non trovano applicazione nella realtà, essendo infatti proprio l’Occidente e quanti seguono il suo esempio, che stanno portando l’ambiente e l’incontro-scontro tra Culture all’esasperazione.

 

 

Allora è il caso di fermarsi e riflettere sul messaggio di chi, come Ichu, esorta alla ricerca della consapevolezza che senza condivisione, senza tolleranza, senza comprensione reciproca il futuro dell’Uomo e di questa splendida Madre Terra sono inevitabilmente segnati.

 

Non ereditiamo la Terra dai nostri avi, la prendiamo in prestito dai nostri figli, disse un capo di una tribù americana. Consegniamola in condizioni migliori di quella che abbiamo ricevuto, diversamente, se non avremo dato il buon esempio, il genere umano non avrà più né terra e né figli.

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