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LA PRIMA
CIVILTÀ D’AMERICA FU PERUVIANA
5000 ANNI D’IDENTITÀ CULTURALE PER I NATIVI DELLE AMERICHE
Circa cinquemila anni fa, la civiltà di Caral – Supe tanto complessa,
prendeva forma in un territorio di circa cento ettari a 184 kilometri
dalla capitale del Perù, Lima, mentre dall’altra parte del mondo, lungo il
Nilo nasceva la cultura Egizia.
Erano state individuate già un centinaio di anni fa, ma solo alcuni anni
fa si è proceduto a una nuova datazione con il radiocarbonio, scoprendo
che sono molto più antiche di quanto si ritenesse. La metropoli
precolombiana, con le sue piattaforme di pietra lunghe più di seicento
metri e le sue piramide larghe più di centocinquanta metri, risali infatti
a circa 5.000 anni fa.
L’assenza di ceramica aveva fino ad oggi impedito di determinare
esattamente l’antichità.
Ora
si è provveduto ad analizzare i recipiente di giunco utilizzati per
trasportare il materiale usato per la costruzione e si è visto che
risalgono almeno 2.627 a.c. I giunchi, pianta annuale i durata limitata,
permettono datazioni estremamente esatte e dimostrano che
Caral
è
la più antica del continente americano,
donando naturalmente da quasi cinquemila anni fa un’Identità Culturale per
tutti i Nativi delle Americhe.
Le sorprese non finiscono nella terra Sacra di Caral.
I nuovi studi sul sito rivoluzionano non solo la storia dell’America
precolombiana,
ma alcune radicate convinzioni sullo sviluppo della civiltà Umana.
Caral infatti ha una particolarità: sembra non abbia mai conosciuto la
guerra.
Una società pacifica, senza armi né fortificazioni, senza scene
di battaglie e celebrazioni di trionfi. In compenso sono stati rinvenuti
alcuni flauti realizzati con ossa di condor e di pellicano e
i resti di un bambino, avvolto con cura e sepolto con un collare di pietre
levigate.
Non si pensi però a una città risparmiata dai
conflitti perché di modesta importanza.
Caral, situata nella Valle di Supe, comprende complessi sistemi di
irrigazioni
ed edifici di grande dimensioni: templi, piramidi, un anfiteatro per le
cerimonie.
Segno inequivocabile di una civiltà avanzata e fortemente organizzata,
che poteva contare sul lavoro di grande masse operai.
Non coltivando ancora il mais, la sua popolazione si nutriva di fagioli,
peperone patate cotte direttamente sul fuoco. Tra i consumi è documentato
quello delle trote. Questi pesci, fatti seccare, venivano probabilmente
utilizzati anche come moneta di scambio. Sono state portate alla luce
inoltre chiare testimonianze del ricorso a droghe e forse ad afrodisiaci.
Ora queste straordinarie rovine sono in pericolo: le piogge
torrenziali mai accaduto
in quella zona desertica occasionate dal cambiamento climatico mondiale,
sta toccando anche questa meravigliosa zona archeologica
che fa parte del patrimonio mondiale della Cultura.
Un appello per SALVARE la Cultura Caral è stato lanciato
dall’archeologa peruviana Ruth Shady Solis, alla quale
si deve alla scoperta dell’antichissima città.
Secondo Ruth Shady,
è necessario procedere al più presto al appuntamento delle pareti,
alla costruzioni di ripari e alla canalizzazione dell’acqua piovana per
impedire danni maggiori.
Progetto Speciale Archeologico Caral – Supe -
Istituto Nazionale di Cultura INC
Per informazioni approfondite:
www.caralperu.gob.pe
info@acssia.it


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